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Incuriositi dalla proposta dei Radicali, in merito alla situazione delle carceri Busto Arsizio, apparsa sui giornali on-line le scorse settimane, ci siamo interessati all'argomento e ci siamo attivati alla ricerca di qualcuno che potesse illustrarci lo stato delle carceri in generale.
Ci ha scritti il nostro amico Bruno, che con le carceri, per motivi professionali, ci ha molto a che fare.
Questo è quello che ci ha raccontato.
“Grazie per l'invito e lo spunto di riflessione..discuto sempre volentieri di queste tematiche che in qualche modo affronto anche nella mia vita lavorativa. Il problema del sovraffollamento carcerario è una delle questioni più urgenti che il sistema penitenziario si trova a dover affrontare in questi anni, visto che si trovano oggi detenuti in Italia quasi 70mila persone a fronte di una capienza regolamentare di un pò meno di 50mila. Giustamente si potrebbe dire che non è obbligatorio commettere un reato e che se una persona è in carcere significa che se lo merita. Questo è vero per 40mila dei 70mila detenuti, visto che i restanti circa 30 mila sono in attesa di giudizio, quindi non ancora condannati ma in regime di custodia cautelare, misura che viene assegnata quando c'è pericolo di reiterazione di reato o di inquinamento delle prove. Queste persone non sono però ancora state condannate, e sono da considerarsi innocenti fino al ricorso in cassazione. Questa è una prima considerazione rispetto alla quale ognuno formula un proprio pensiero personale, nel senso che si può pensare che sia giusto che anche chi è accusato stia in carcere così come si può pensare che non lo sia. Personalmente non trovo giusto che chi non è stato condannato sia detenuto al pari di soggetti che stanno già scontando una pena, anche alla luce degli effetti criminogeni che il carcere ha sulle persone che vi si trovano rinchiuse.
Per quanto riguarda la proposta di indulto e amnistia che i radicali periodicamente avanzano io non sono d'accordo, perché penso che l'ordinamento penitenziario disponga di strumenti che, se usati adeguatamente, potrebbero diminuire il numero di persone detenute. L'indulto e l'amnistia non sono soluzioni strutturali a lungo termine, ma pagliativi che lanciano anche messaggi poco chiari e sbagliati: ingiustizia e impunità su tutti. Ma c'è anche un altro aspetto che secondo me viene trascurato quando si parla di amnistia e indulto: l'articolo 27 della Costituzione dice che le pene non possono essere contrarie al senso di umanità e che devono tendere alla rieducazione del condannato. L'amnistia e l'indulto sono provvedimenti che non tendono alla rieducazione del condannato, dal momento che da un giorno all'altro prendono una persona che ha commesso un reato e la mettono in libertà o le regalano uno sconto di pena (come nel caso dell'indulto del 2006, quando le pene sono state decurtate di 3 anni). Il processo rieducativo è lento e dovrebbe coinvolgere una pluralità di soggetti, come succede ad esempio nel carcere di Bollate, una casa di reclusione a trattamento avanzato, dove vengono portate avanti numerose esperienze lavorative e scolastiche.
Oggi secondo me il sistema penitenziario vive in una situazione di illegalità, o di mancata legalità, visto che molte delle cose previste dall'ordinamento penitenziario sono violate o non sono garantite. L'Italia è stata anche condannata dall'Europa a pagare una multa perché ai detenuti non è stato garantito la spazio vitale considerato minimo visto che nelle celle di alcuni istituti una persona aveva a disposizione meno di 4 metri quadri (sentenza Sulejmanovic). Le possibilità ci sono, perché le misure alternative alla detenzione sono previste dalle nostre leggi, ma poco utilizzate. Uno dei problemi è che si considera solo il carcere come risposta penale, mentre ci sono moltissime altre forme di punizione che possono offrire possibilità future a chi commette un reato, e sono esperienze che in altri stati sono portate avanti da tempo con successo (Stati Uniti su tutti, ma anche altri stati europei). Non significa mettere tutti fuori, perché chi sconta la pena in misura alternativa ha quasi quotidianamente a che fare con le forze dell'ordine e che servizi sociali di sorta che controllano che effettivamente il percorso stia andando bene. L'idea di concepire il carcere come soluzione estrema in Italia non è molto condivisa, ma io penso che sia valida. Non per buonismo o per senso di impunità, ma perché penso che il sistema penitenziario dovrebbe essere concepito come servizio penale/sociale, perché chi ha sbagliato possa capire la gravità di quello che ha fatto e non lo faccia più. Il carcere presenta un tasso di recidiva superiore al 70%, le misure alternative del 25%. Un sistema che porta le persone a non commettere più reati crea sicurezza; pensa ad un ospedale che cura solo 3 pazienti su 10...io non mi fiderei molto....
Sono andato un po' lungo e ci sarebbe molto altro da dire: la direttrice del carcere di Bollate (attualmente assessore a Milano con Pisapia) ha detto che il carcere deve privare della libertà personale, ma deve comunque garantire gli altri diritti ai suoi detenuti. D'altra parte come può uno stato che in carcere viola quotidianamente la legge pretendere che i detenuti non lo facciano più?
Vi allego gli ultimi dati sulle presenze in carcere...attendo eventuali risposte/critiche/riflessioni a quanto scritto.
A presto e grazie
Bruno”
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