Rifuti Zero - Ecco il nostro obbiettivo PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Settembre 2010 22:45

 

Ciao a tutti, in questo articolo vorrei descrivervi in breve in che cosa coniste la strategia "Rifiuti Zero" per i rifiuti solidi urbani e per i rifiuti industriali non speciali.

Questa strategia è una strategia usata dai comuni virtuosi. Si divide in 3 fasi:

  1. Occuparsi della riduzione del rifiuto a monte
  2. Gestire la raccolta del rifiuto
  3. Occuparsi del corretto riciclo e riutilizzo del rifiuto a valle, tramite l'utilizzo di tecnologie dedite al recupero

Come prima cosa occorre definire che cos'è un rifiuto: Secondo la legge 152/2006 Art.183,

qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'Allegato A alla parte quarta del presente decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi

La legge italiana, di questi "oggetti" di cui ci disfiamo, fa una ulteriore classificazione:

  1. Imballaggi, soggetti a riciclo (Recupero di materia prima da imballaggio)
  2. Non imballaggio, soggetti a smaltimento

Sempre per la Legge italiana,  smaltimento e recupero sono 2 cose diverse:

  1. Recupero: le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, incluse la cernita o la selezione, e, in particolare, le operazioni previste nell'Allegato C alla parte quarta del presente decreto
  2. Smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto dal circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le operazioni previste nell'Allegato B alla parte quarta del presente decreto

Il circuito del Recupero degli imballaggi è gestito dal Conai e dai comuni tramite la raccolta differenziata e i centri di selezione. La raccolta differenziata se fatta bene, ovvere rispettando tutti i parametri dell'accordo ANCI-CONAI (qui riassunti quelli del 2009), può essere del tutto pagata dal CONAI, grazie al fatto che i produttori di imballaggio pagano un contributo ambientale per il recupero.

Il circuto dello smaltimento, dei rifiuti non imballaggio, che prevede o l'incenerimento dei rifiuti o lo stoccaggio in discariche, viene gestito o tramite municipalizzate o società di diritto privato e comuni.

L'obbiezione fondamentale che noi e che il mondo dell'ecologia si pone è:

 

SE I RIFIUTI SONO COMPOSTI DAGLI STESSI MATERIALI, PERCHE' UN IMBALLAGGIO DI  PLASTICA è RECUPERABILE COME MATERIA PRIMA, E INVECE UN NON IMBALLAGGIO DI PLASTICA NO?

 

Una domanda legittima. Secondo noi la risposta è la seguente:

 

IL RECUPERO DEI NON IMBALLAGGI SPOSTA POCHI FONDI PUBBLICI, E POCHI DEBITI, MENTRE LO SMALTIMENTO è MOLTO INCENTIVATO DALLO STATO TRAMITE I CIP6/CERTIFICATI VERDI.

 

La nostra risposta è avvalorata dal fatto che chi, come imprenditore privato (centro riciclo di vedelago), o come amministrazione pubblica (vedi capannori), si lancia nel mondo del recupero dei non-imballaggi, sta ottenendo grandi benefici economici senza grandi giri di soldi pubblici.

L'obbiezione che ci fanno le persone che incontriamo per strada, durante i banchetti informativi, o durante i convegni, è sempre la stessa, ovvero: "MA POI FINIAMO COME NAPOLI" oppure "TANTO BRUCIANO TUTTO".

Queste obbiezioni sono legittime ma fasulle, in quanto sono notizie riportate dai media senza spiegare opportunamente tutti gli intrallazzi politici ed economici legati ai rifiuti, che hanno causato quelle situazioni (vedasi una montagna di balle).

Arrivando al dunque, incoraggiati dalle esperienze reali, come quella del centro di riciclo di vedelago, noi proponiamo che:

  • Vengano ridotti i rifiuti a monte, riducendo l'uso degli imballaggi, vendendo ad esempio prodotti alla spina o al dettaglio
  • Vengano sempre di più usati materiali riciclabili e riutilizzabili
  • Venga recuperato il rifiuto per quello che è, ovvero a seconda del materiale e non della funzione che va a svolgere
  • Si crei una sinergia tra le università e i centri di recupero e gli industriali, affinché si studino nuovi metodi per recuperare i materiali, che purtroppo esistono, e che non possono essere recuperati come materia prima seconda.

La conseguenza immediata da questo tipo di gestione, adottando la tariffa sui rifiuti piuttosto che la tass sui rifiuti, è la drastica diminuzione della spesa complessiva per la gestione rifiuti. Facendo un esempio, per quel che riguarda busto arsizioipotizzando che che:

  • Sistema di gestione attuale: Raccolta differenziata imballaggi 55% (costo X) + Incenerimento in accam 45% (costo circa 100€/tonn) + inquinamento (costo ambientale incalcolabile)
  • Sistema Rifiuti Zero: Raccolta differenziata imballaggi 75% (costo X) + Recupero materia prima seconda 20-22%(costo 40€/tonn) + Smaltimento in discarica inerte 3% (costi circa 120€/tonn)

A fronte di una produzione di 38.500 Tonn (dati 2007) di rifiuti, per la gestione attuale, tralasciando il costo della differenziata, avremo che il costo complessivo sia di:

 

38.500 tonn x 45% x 100 €/tonn = 1.732.500 €

 

Mentre il costo con la strategia rifiuti zero:

 

38.500 tonn x 20% x 40 €/tonn + 38.500 x 3% x 120 €/tonn = 446.600 €

 

La differenza è di: +1.285.900 €, soldi con cui il comune potrebbe fare politiche sociali.

Ora questo conto è molto approssimativo ma non ho considerato le una tantum che il comune deve pagare per la bonifica dei terreni (circa 20.000.000 €) inquinati da accam, e le varie opere di revamping per potenziare e mantenere attivo l'impianto Accam.

I costi impiantistici non sono nemmeno paragonabili, costruire un inceneritore costa oltre i 35 milioni di euro (costo dell'attuale revamping di Accam) mentre un centro di riciclo calcolato per l'intera provincia di varese potrebbe costare intorno ai 10 milioni di euro.

 

Questa analisi volutamente non considera l'impatto ambientale e le ricadute sulla salute pubblica e sull'inquinamento dei terreni agricoli nell'area compresa in 50km di raggio dell'inceneritore, appunto perché vuol fare riflettere sulla follia economica che un inceneritore è! La verità è che senza incentivi statali un inceneritore non regge, come dimostra il bilancio accam 2009, anno in cui accam ha perso 6.000.000 derivanti dai CIP6, non arriva al pareggio con il bilancio.

 

NOI TROVIAMO ASSURDO PAGARE 3 VOLTE I RIFIUTI: PAGHIAMO QUANDO VIENE PRODOTTO UNA MAGGIORAZIONE NEL PREZZO, PAGHIAMO LA SUA DISTRUZIONE CON GLI INCENERITORI, IN PIù PAGHIAMO IL DANNO AMBIENTALE CHE INCENERIRE CAUSA ALL'AMBIENTE E ALLA COMUNITà!

 

Questo è quanto spero di non avervi annoiato

 

Stay Tuned

 

Catalano ivan

 

Movimento 5 stelle Busto Arsizio